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NETTUNO
OTTO/'900

Persone, storie e tradizioni
a Nettuno nel 1800-1900

di AUGUSTO RONDONI

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17 - Donna Olimpia


L'attuale via del mare era l'antico Vicolo della mola. Vi si accedeva di fianco alla scalea che immetteva al Palazzo Pamphili, ora Borghese, o da una scaletta ripida, presso il piazzaletto di Don Ciccio, attualmente slargo antistante la proprietà Combi, che costeggiava la chiesa del S.S. Sacramento (ora demolita), in P.zza Colonna. Allora questi due accessi nel tratto iniziale erano coperti da alcune arcate che reggevano delle costruzioni soprastanti. Lungo il vicolo della mola, oltre ad una scalinata a mare alla fratina, a lato vi erano una serie di serbatoi d'acqua, chiamati bottino, che forniti di saracinesche, erogavano acqua al molino sottostante per la macinazione del grano. Da una legenda tramandata a noi fin dai tempi antichi, il palazzo Doria era, nottetempo, visitato dal fantasma di Donna Olimpia Aldobrandini, morta in esilio, che appariva spesso tra le sale del palazzo spaventandone gli abitatori e seminando timore panico ai nettunesi
I Visca, che nel primo novecento erano i molinari, per sfatare burlescamente tutta la psicosi di paura, usavano dare agli inservienti, addetti all'apertura delle saracinesche, l'ordine: "Olimpia! Butta l'acqua!". Dopo di che, la mola cominciava a ruotare.
Sempre col solito spirito burlesco, i nettunesi osavano solo in prima sera, quando il molino era inoperoso, passare per il vicolo che conduceva a mare ed invocare, per ridere e per incutere timore alle famiglie abitanti nelle adiacenze: "Olimpia! Butta l'acqua!".
Molte volte a queste evocazioni, gli abitanti delle case del Vicolo, stufi dell'inopportuno scherzo, rovesciavano sui disturbatori un secchio d'acqua sporca.





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