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NETTUNO
OTTO/'900

Persone, storie e tradizioni
a Nettuno nel 1800-1900

di AUGUSTO RONDONI

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79 - La Festa di S. Antonio Abate


È un 'antichissima tradizione, che perdura egregiamente. Fin dai tempi immemorabili i nettunesi, specialmente i vingnaroli, sono sempre stati devoti a S. Antonio, la cui ricorrenza cade al 17 gennaio di ogni anno.
Lo svolgimento dei festeggiamenti sì sono sempre fatti presso la chiesa di S. Francesco sede della Confraternita che contava una cinquantina di confratelli, oggi cifra raddoppiata. Facevano sempre a gara per custodire, fino alla festa dell'anno successivo, la bandiera su cui era ricamato il Santo,Per questo, all'annuale ricorrenza, i confratelli si recavano a messa di prima mattina, avendo tempo tino a mezzogiorno, per dare l'adesione (che avveniva dentro una scatola nera metallica) per concorrere all'estrazione del Priore, infilando un biglietto arrotolato con il proprio nome, nell'urna.

 


Tale rito era concesso solo agli iscritti della Confraternita in regola con la quota. Nella funzione del pomeriggio, dopo la messa, si procedeva all'estrazione del Priore, mediante preventiva immissione di un altro biglietto con sopra scritto S. Antonio. Il confratello che usciva successivamente dall'urna, dopo quello di S. Antonio era Priore. In pari tempo avveniva un grande scampanio con suono di musica nel piazzale, dove c'era il popolo festoso, non contenuto dalla Chiesa, e si annunciava ad alta voce il nome del Priore in carica, che si presentava sul Sagrato con la fascia di S. Antonio a cinta. Il Priore in uscita doveva portare la bandiera del Santo, in corteo con i Santantoniani e simpatizzanti, musica in testa, presso l'abitazione del nuovo Priore, dovunque fosse. All'arrivo venivano ospitati in casa i confratelli e i musicanti dove veniva loro offerto del vino (uno o due barili) con almeno una canestra di ciambelle e biscotti, a cura e spese del Priore uscente.
Ecco perché èstata sempre chiamata la "festa dei mbriaconi!" Anticamente i Priori non potevano riconcorrere nei tre anni successvi, ma ora la regola è stata portata a cinque.
Nei primi anni del secolo vi era Cencio Leggi detto "Cuccone", con la sua numerosa famiglia, tutti abbastanza fanatici di S. Antonio, i quali partecipavano sempre in famiglia, alla estrazione del Priore. Tanto è vero che la moglie, Maria Grazia Pennafina, diceva
"Ma stà sempre quà sto stennardo!?"
"Cuccone" quando usciva il Priore attribuito ad un fratello o ad un figlio, si precipitava sul Sagrato strillando: "Musica -musicanti! Sonete, sonete Antonio è uscito a che gnatri!"
Quando invece l'attribuzione capitava a "Cencio Cuccone", era un figlio che usciva a sollecitare la musica dicendo:

- "Sonete, sonete! Che S. Antonio è uscito a Tata!"
E Cencio, tutto festoso, poi cantava:
Viecci, viecci S. Antò
Viecci a casa de Cuccone
che se famo 'no boccione!

Durante i festeggiamenti si facevano anche altre manifestazioni, prima del sorteggio, come: la benedizione degli animali; l'estrazione di cinque premi in denaro, chiamate doti di S. Antonio (una specie di lotteria, cui potevano concorrere tutti); la Signora di Trevi, che era un enorme fantoccio, abbigliato come una donna, con vesti di carta che, a conclusione di una danza nella piazza, le vesti prendevano fuoco con fuochi pirotecnici (tradizione sviluppatasi per la presenza della comunità di Trevi nel Lazio, che era quasi tutta concentrata prima della chiesetta di S. Giacomo); l'albero della cuccagna; lo sfascio delle pile; le corse dentro i sacchi; le corse dei cavalli a Piscina Cardillo (organizzate da Nunzio Ciavatta) e la corsa ai maccheroni (istituita da Gaetano Valeri).





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