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NETTUNO
OTTO/'900

Persone, storie e tradizioni
a Nettuno nel 1800-1900

di AUGUSTO RONDONI

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56 - Il lido "Bella Epoque"


Era un mastodontico stabilimento balneare proteso nel mare, costruito su palafitte di castagno e piloni in c.a. a circa due metri e cinquanta dal pelo dell'acqua, e copriva una superficie di oltre 2000 mq.
Una bellissima costruzione tutta in legno, coperta da eternit. Vi si accedeva per mezzo di un pontile lungo una ventina di metri e largo tre, innestato al centro nell'ultimo pianerottolo della scalinata a mare del Belvedere, nella biforcazione delle ultime due rampe per la spiaggia del forte e dell'altro stabilimento "Giovannino". Era ubicato in asse dell'allora monumento dei caduti dell'architetto Cesare Bazzani, trafugato dai tedeschi nell'ultima guerra. Si ammirava, come da una veduta aerea, dalle terrazze del nostro sempre bello ed invidiato Belvedere.
Lo stabilimento comprendeva un ingresso-biglietteria Bar, una sala ristorante ed un salone per il ballo, entrambi pavimentati a parquet, locali di parrucchieri per uomo e donna con annessa manicure, due stand con articoli da mare, con annessi servizi generali, ed una ampia veranda adibita a Caffé concerto, cinema-teatro con dislocazione di oltre 100 cabine nei bracci laterali
Era frequentato dalle migliori famiglie romane. Unico nella specie della costa tirrenica.
Purtroppo, a seguito delle mareggiate nel novembre 1936 venne distrutto totalmente.

 

Altri stabilimenti balneari

 

Tra quelli posti a Ponente vi erano:
Lo stabilimento di Felice Ciarla, più tardi rilevato da "Giovannino" Martini; il mastodontico ed insuperato "Lido" di Tempesta; lo stabilimento dei ((Bagni Vittoria" a fianco del forte Sangallo, di Filippo Valeri.


 

 

 

A Levante, oltre il Borgo: quello di Severino Massarelli, che comprendeva la spiaggia sotto il Municipio fin sotto agli scogli rossi, all'incirca dove è ora il Ristorante "Le Sirene", di Sergio Galli.
Il successivo Stabilimento "Tirrena" era di Virgilio Verlezza. Ed infine, dopo il ponticello del Loricina, il "Salus" di Torello Mariola, ora di Otello Della Portella.





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