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NETTUNO
OTTO/'900

Persone, storie e tradizioni
a Nettuno nel 1800-1900

di AUGUSTO RONDONI

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INDICE
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52 - I Giochi


Allora i ragazzi, in verità, si divertivano con poche cose.
Il gioco della campana per i più piccoli, costituiva un grande svago. Giocare a guardia e ladri, alla malata ed al dottore, al re e alla regina con le palline di terracotta colorata, oppure a buchetta; con i cerchioni della bicicletta senza raggi, che si guidavano in corsa dalla scanalatura (di solito con un pezzo di legno), con gli aquiloni che si confezionavano con stecche di canna, carta velina colorata e spago-fino da calzolaio e colla, fatta di farina; a bottonella, rubando i bottoni delle scatole di lavoro delle loro madri; facendo i tesori sotterrati, con gli incarti di caramelle, carta argentata e dorata delle cioccolatine sotto un pezzetto di vetro e ricoperti di terra, per non essere trovati dagli altri; con il gioco delle figurine varie; con il carro armato, fatto con un rocchetto vuoto di filo, a cui erano state ricavate le dentature sui cerchi, con l'elastico arrotolato e fissato da una parte sul bastoncino infilato nel buco, che imprimeva un moto lento al rocchetto; con i flauti fatti con lo "zambuco"; con le cerbottane di cannucce che lanciavano le pallette del mirtillo; con il lancio di manciate di "fora sacco", dopo aver spogliato un giunco di avena, chiamata "calitro", dalle sue spighe e tirato addosso al compagno di giochi ed il cui stelo spogliato, con un cappio in punta, veniva adoperato per catturare lucertole; con le cipolle liliacee che schizzavano, come un proiettile, imbrattando il viso e la maglia dell'amico. Il gioco dei cavalli invece comprendeva un lavoro preparatorio: quello di costruirsi le redini (di lana o di cotone a colori) col cannone (cilindro di canna palustre) dentellato a torre, nel quale si intesseva a maglia il lungo cordone variopinto. C'era anche il giuoco del <(mazza-picchio" ricavato dai manici di scope rotte; il lancio delle ghiande invece lo si faceva con un pezzo robusto di canna in cui, nella parte alta, s'introduceva il proiettile per spararlo, a mò di frustata, sul bersaglio. Poi la fionda, fatta con una forcina di ramo d'albero, con due elastici di camera d'aria o quadrello, ed un pezzo di cuoio ricavato da una tomaia di scarpa vecchia. I più bravi cacciavano uccelletti oppure rompevano isolatori o lampadine, non visti lungo le strade. Poi i salti a "zompa cavallo", a salta "la quaglia", a "Garibardi lo zoppo" e a "magna ricotta" con lo zeppo in mezzo, alla spiaggia; e perdeva chi lo faceva cadere!
Per i più grandetti c'erano i giochi con i soldi. I due soldi avevano l'effigie del re da una parte e la "vespa" (l'ape) dall'altra, mentre il soldo aveva sempre il re e dall'altra parte la spiga. Giocavano a "marrone", che consisteva nel battere la pila di soldi messi tutti in un verso, con un grosso pallandolo per farli rivoltare e naturalmente vincere; a "battimuro" e a "palmetto", a "sante e capa". Qualcuno a volte, più svelto e bravo a correre, faceva "cirpa" (eioé rubava le poste e spariva). Il gioco del "piccolo", una trottoletta di legno, munita di un chiodo in punta, a cui si arrotolava lo spago per imprimergli nel lancio, la rotazione, fatto da più ragazzi e lanciato a tutta forza su quelli che avevano girato per primi. Per non correre i rischi di spaeeamento del proprio, con le "cache" dei piccoli lanciati successivamente, i ragazzi usavano infilare dei bollettoni sul dorso della trottola.
Gli scoppi, sulla spiaggia o in zone cretose, fatti col carburo e barattoli al cui fondo si praticava un buchetto per ammicciarci il fuoco con una canna. I botti fatti con cloruro di potassio e zolfo, la cui miscela veniva schiacciata tra due sassi piani con forza dagli scarponcini dei ragazzi provocando la deflagrazione (molte volte schiodavano anche i tacchi delle scarpe!); i botti fatti con la creta: era una coppa di creta lanciata violentemente a terra su di una superficie liscia, la cui aria imprigionata fuoriusciva dalla calotta, mediante rottura della volta, provocando un gran botto: allora l'autore diceva trionfalmente: -"Mettece 'na pezza"! (per otturare il buco e farla riutilizzare dagli altri compagni di gioco).
Con le carrozze fatte di tavole e tre cuscinetti a sfera, due dei quali erano allineati in parallelo e l'altro mobile, a timone per orientare la direzione. I più bravi, con due cuscinetti, facevano addirittura i monopattini. Le corse con i trampoli e con i barattoli. Costruivano la "buscìca" (una specie di zampogna) ricavata dalla vescica delle vacche con cui si divertivano a fare sonore scorregge.
Facevano anche le "caccavelle" con i lembi delle vesciche a copertura dei barattoli ai quali sistemavano al centro uno zeppo legato o canna, per ricavare i rumori. A "Marche e pietra" che era una prova di forza con le gambe, tra i due antagonisti, proni a terra sul dorso. Il lancio delle piastrelle sul pelo dell'acqua, a chi riuscisse a far fare più balzi alla piastrella. E tanti altri giochi





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