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NETTUNO
OTTO/'900

Persone, storie e tradizioni
a Nettuno nel 1800-1900

di AUGUSTO RONDONI

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53 - Il cerimoniere


Era Gaetano Valeri, figlio di Filippo e Amelia Benedetti e fratello di Lucia, Rosa, Egle e Nannina.
Il padre gestiva una trattoria con giardino in P. della Sgrillara ora Piazza del Mercato dove oggi vi è una gelateria; più tardi prese in gestione lo stabilimento balneare del "Vittoria".
Gaetano era di carattere gioviale, devoto alla Madonna, e frequentò da piccolo la chiesa di S. Giovanni, facendovi anche il chierichetto. In origine abitava in Piazza Segneri da dove con una scusa o un'altra si squagliava per stare sempre in mezzo ai preti.

 

 

 

Divenne presto pratico delle funzioni e processioni religiose.
Lo si vedeva sempre vestito di scuro, vicino o a fianco dell'arciprete, come se fosse un camerlengo. Quando sposò la bella Ada Venturi, di Anzio,~ insieme a lei mise un emporio sulla Piazza Umberto I°, nell'ex Palazzo Camerale (dove una volta vi era la guardia del Borgo) ed ora è Piazza Mazzini.
L'Emporio oggi è tenuto da Luigi Colantuono, suo nipote, con gli articoli sportivi.
Ma le cerimonie religiose lo affascinavano preminentemente e all'emporio lasciava la moglie. Si dedicava interamente e prevalentemente alle opere benefiche della parrocchia, del Comune e di altri Enti pubblici.
Sempre di umore scherzoso, compose una preghiera a S. Francesco, del cui ordine era "terziario", che si riporta qui sotto per intero e che inviò alla moglie per farsi meglio capire e perdonare.

 

 

 

Preghiera a S. Francesco

Tu lo sai, S. Francesco mio,
che de mi moje te voglio più bene io.
Se t'è venuta a Assisi a visità
Te prego, nun me la fà più ritornà,

Senza che te lo dico, tu lo sai
che a casa nun se sta zitta mai.
E se sta croce ancora dovrò portà
almeno muta fammela ritornà!

So certo che diventerei un vero santo
se me la mandi presto a camposanto!
Così me sarverei l'anima mia.
Te prego, S. Francesco. E così sia.

Io credo che sia fio de S. Francesco chi della moje se ne sta lontano;
perché, se s'avvicina, se ne sta fresco!
Con "affetto, alla cara moglie. Va/eri Gaetano.


Fu anche il promotore nella polisportiva della prima squadra di calcio del Nettuno.
Essendo del Comitato festeggiamenti di S. Antonio abate, istituì la corsa ai maccheroni", consistente in una corsa podistica, che partiva dalla Piazza S. Francesco, attraversava Piazza Umberto I°, passava davanti il Municipio, girava per Via C. Colombo e dopo aver superato P.zza della Stazione, risalendo per Via Cavour a Via Sangallo, per rientrare a Piazza San Francesco dov'era il traguardo. I primi cinque classificati, legati con le mani dietro le spalle, dovevano salire su di un palco, dove era stato preposto un tavolo con cinque catini di coccio, di quelli smaltati di verde, colmi di spaghetti fumanti, con due dita di sugo sopra, che dovevano essere mangiati nel più breve tempo possibile, per vincere. In quel periodo, intorno all'anno 1934, chi vinceva sempre la gara podistica era Pierino, che alla prova dei maccheroni però, perdeva punti, anzi arrivava per ultimo, perché se li pasteggiava proprio con tutto gusto. Diceva ai concorrenti che aveva a fianco, con voce caratteristica nasale, a cantilena: - "Magnate! . . .Non li sprecate! che vepossinammazzavve! .. .So bòni! Domani non ce ne stanno più! Ve cacate sotto dalla fame!" Tante volte aveva di fianco il suo amico Antonio Taurelli, che entrando in finale, furbescamente col muso, sparpagliava a terra gli spaghetti per finirli prima, aggiudicandosi per più anni il primo premio, che consisteva in un balocco di Pulcìnella, in dieci lire, ed un pacco di spaghetti.
Gaetano, negli ultimi anni della sua vita fu fatto Commendatore dell'Ordine di S. Silvestro Papa.





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