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I CORSARI DI
TORRE ASTURA

di Antonio Pagliuca

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26 - Amore contrastato


La deposizione del sultano, Selim III, il 9 maggio 1807, segnò il limite massimo delle prepotenze del corpo dei giannizzeri. Questi, dopo essere stati con le truppe territoriali il nerbo della potenza del sovrano, furono la causa del suo indebolimento. ;

Quando l'autorità del governo centrale si affievolì, i giannizzeri, milizia permanente, chiamati una volta " schiavi della Porta " per la loro dedizione al sultano, erano diventati turbolenti, indisciplinati, insopportabili. L'arruolamento al corpo dei giannizzeri, che una volta veniva effettuato con volontari turchi, con prigionieri di guerra o di preda e con mercenari, aveva luogo ora con il reclutamento dei figli dei giannizzeri e con l'infiltrazione nei reparti di elementi profittatori, senza scrupoli, che miravano soltanto ad avere il " foglio di iscrizione nei registri delle compagnie dei giannizzeri " per ricevere la paga.

La Turchia, suo malgrado, e, soprattutto per l'ostilità della Russia che mirava alla liberazione dei territori occupati dalla Mezzaluna, fu coinvolta nel conflitto al quale le nazioni europee erano state costrette a partecipare come pedine nel disegno di gloria dell'imperatore dei francesi.

Ormai i giorni di maggior tensione erano passati, perché il nuovo sultano, Mahmed II, energico e sagace aveva potuto attuare alcune riforme ed aveva affidato i posti di maggior responsabilità ai più meritevoli.

La famiglia Kania offrì una festa memorabile alcuni giorni dopo la cena di cui abbiamo parlato, per festeggiare la nomina ad Ammiraglio di Divisione del contrammiraglio Ismael Kania, che il sultano stesso aveva sollecitato per consiglio del ministro della marina militare.

I giannizzeri facevano i prepotenti laddove il loro contingente era numeroso, ma, per paura della reazione degli altri corpi militari e degli stessi civili, si mantenevano buoni e tranquilli laddove l'entità del loro numero era esigua.

Se dovevano viaggiare da soli, preferivano affidare la loro sicurezza agli abiti borghesi di cui ormai tutti si erano forniti.

Perfino il tenente Petrucci si era fatto cucire dal sarto due begli abiti civili che lo facevano apparire di qualche anno più giovane.

Almeno due volte al mese veniva in licenza ad Antalya ed ogni volta il suo guardaroba si arricchiva con qualche effetto nuovo.

Teresa lo aveva notato e ne era molto soddisfatta. Benché perspicace, per l'amore profondo che nutriva per le sue tre creature, fu l'ultima a capire che i rapporti fra il suo Sebastiano e la sua Assuntina stavano trasformandosi un pò alla volta in un sentimento che si sarebbe stentato a definire " amore fraterno "; era sì amore, ma non era più quello fraterno: o, meglio, l'amore innocente, l'amore senza aggettivi del primo incontro fra i due giovani si era trasformato impercettibilmente in quell'amore che non ha come segno distintivo il bacio sulle gote, ma quello sulla bocca.

Finalmente anche Assuntina - contro le più nere previsioni dei primi anni di schiavitù - aveva raggiunto la felicità e faceva del suo meglio, perché nessuna nube venisse ad offuscarla. Quante volte aveva pianto per la certezza che per il suo stato di schiava le sarebbe toccata l'ignobile sorte di una concubina; e, pur amando!?; come sorella, non aveva potuto fare a meno di confrontare le sue condizioni con quelle della amata amica Selma la quale, a solo dodici anni, aveva avuto la sua brava proposta di matrimonio, anche se non aveva mai visto il suo futuro sposo.

Ora aveva avuto la grazia di conoscere e di amare un giovane che non aveva nulla da invidiare a nessuno e pregava perché Sebastiano le si conservasse fedele per tutta la vita. Ma il suo fidanzato era profondamente cattolico e questo la rassicurava: un vero cristiano non sarebbe mai venuto meno ai suoi impegni spirituali!

Assuntina ricordava spesso a Sebastiano quali fossero i doveri ed i diritti degli sposi cristiani: costanza nella fedeltà, amore per i figli, educazione religiosa della prole e tanto, tanto amore!

- Voglio che tu abbia tutte queste virtù! - gli diceva spesso.

- Si, Assuntina; ma ne dimentichi una importante che riguarda te.

- Quale?

- Quella della sottomissione al marito!

- Che parolona! " Sottomissione " non è parola cristiana. Io ti sarò sottomessa, perché ti amo e ti stimo; non per altro. E poi, perché: " Triste quella casa dove la gallina canta e il gallo tace! "

II sorriso che i due si scambiarono dopo che Assuntina ebbe terminato il proverbio, restituì la felicità anche agli occhi dei due innamorati.

L'amore fra i due giovani cresceva di giorno in giorno e, come si sa, attestati di gelosia e dispettucci reciproci lo vitalizzavano sempre più, anche agli occhi dei più prossimi.

L'ultima ad accorgersi che fra Sebastiano ed Assuntina c'era del tenero, fu proprio Teresa, ed è comprensibile: nessuna mamma penserebbe mai che fra due suoi figli potrebbe nascere quell'amore che è richiesto fra due fidanzati: e, per Teresa, Assuntina e Sebastiano erano suoi figli. Solamente per questo non le passò mai per la mente che i due potessero invece amarsi di amore diverso da quello che caratterizza l'amore fraterno.

Quando se ne accorse, il suo timore si convertì dapprima in incredulità, poi in dubbio e, finalmente, in amara delusione.

Trascorse alcuni giorni in preda alla disperazione! Non paventava tanto il matrimonio fra i due, quanto l'impossibilità di farli sposare con il rito religioso cristiano.

La donna voleva che quel matrimonio non si risolvesse in un accoppiamento simile a quello delle bestie, ma fosse lo scambio di un sacro giuramento di fedeltà e di reciproca dedizione che li impegnasse di fronte a Dio e di fronte agli uomini.

Prendere in giro il partner non è difficile, ma voler prendere in giro Nostro Signore Iddio, che si invoca come divino testimone delle nozze, è sconveniente: in un modo o nell'altro il fedifrago l'avrebbe pagata, non fosse che per il solo rimorso!

La povera Teresa da mane a sera pensava al modo di uscir fuori da quel garbuglio: appena intravedeva un pertugio aperto, una considerazione successiva glielo chiudeva pesantemente.

La povera Teresa avrebbe potuto risparmiare a sé ed ai suoi cari tanti affanni, tante preoccupazioni, se avesse conosciuto quell'articolo del Diritto Canonico che stabilisce che, se entro un mese gli sposi non possono avere il proprio parroco, possono validamente e lecitamente unirsi in matrimonio o dinanzi a qualsiasi altro sacerdote o, nell'impossibilità di averne uno (come nel nostro caso), dinanzi a due testimoni. Visto che in quella regione non esistevano sacerdoti cattolici, Assuntina e Sebastiano avrebbero potuto contrarre il matrimonio dinanzi a due testimoni, con l'obbligo di farlo trascrivere da chi di competenza non appena se ne fosse presentata l'occasione. Ma tutte queste cose Teresa non le sapeva, per cui seguitava a tormentarsi ed a trascorre le notti in agitazione.

Non sapendo come risolvere presto e bene l'ingarbugliata matassa decise, lei, che quel matrimonio non si doveva fare; che i due colombi si mettessero l'anima in pace!

Ne avrebbe parlato subito a Leonardo.

Quello stesso giorno Teresa chiamò in cucina Leonardo con la scusa di offrirgli una buona tazza di caffè.

L'abbondante pasto ed il tepore della primavera avanzata, avevano invitato gli uomini e le donne della famiglia Kania a fare il chilo in giardino, all'ombra degli alberi in germinazione e dei variopinti fiori di stagione.

Leonardo, lasciati gli altri in giardino, andò in cucina con mamma Teresa e si sedette su di una sedia impagliata, in attesa di gustare il " kahve ".

- Leonardo, - esclamò ad un tratto Teresa.

- Sì, mamma...

- Leonardo, è necessario che quando ci si accorge che fra due giovani è nato l'amore, i genitori intervengano per stabilire il da farsi.

- Proprio così, mamma Teresa. - Sebastiano ed Assunta si amano!

- Ne sono felicissimo, mamma Teresa.

- Figlio mio, ti ho chiamato qui, in disparte, per discutere della cosa, prima che avvenga l'irreparabile...

- L'irreparabile! ...Che significa?

- Significa che bisogna impedire ai due di proseguire e consigliar loro di troncare immediatamente tale relazione...

- Troncare? ...Mamma Teresa, che dici mai! Sì, figlio mio; Assunta e Sebastiano debbono dimenticarsi e, possibilmente, non vedersi più!

- Vuoi ucciderli? ...Che cosa ti prende, mamma Teresa? ...Con quale diritto dividere due giovani che si amano?

- Che si amano, ma che... non possono sposarsi, Leonardo mio.

- Che non possono sposarsi? ...Perché mai non possono sposarsi? Chi può impedirlo?

- Dimentichi, Leonardo, cosa siamo o dove ci troviamo?

- Certo che non lo dimentico! ...Siamo in Turchia, in una nazione dove di matrimoni se ne celebrano mille al giorno!

- Sì, di matrimoni di rito musulmano! Da quando siamo stati presi schiavi - e sono tredici anni - non ho mai visto celebrare un matrimonio cristiano fra due sposi!

- Questo è vero, ma, credo, per mancanza di sacerdoti!

- Sei quindi d'accordo?

- Non fraintendermi! ...Son d'accordo che non vi sia stato un matrimonio religioso fra due cristiani, ma non escludo che ci si possa sposare in qualche modo.

- Ah, sì! E' facile, per Maometto! - qui la rabbia di Teresa la fece scattare dalla sedia sulla quale era seduta -

Basta accoppiarsi come le bestie! ...E' questo quel che vuoi per tua sorella?

- Ma, no! ma, no! Chi sopporterebbe una cosa del genere?

- E se non la sopporteresti, dimmi, in quale altro modo quei due potrebbero diventare marito e moglie?

- Vedremo... Cercheremo! L'ammiraglio ci potrà consigliare, forse ci potrà anche aiutare...

- In attesa che egli ritorni da Istanbul, Sebastiano e Assunta non dovranno vedersi!

- Ma non è un martirio inutile quello al quale vorresti sottoporre quei due poveretti? Tanto più che l'ammiraglio dovrebbe essere di ritorno nella settimana entrante...

- Senti, mamma Teresa, secondo me sarebbe bene non far cenno di questo nostro colloquio ai due. Sentiamo prima il parere dell'ammiraglio. Può darsi che queste tue ' apprensioni siano fuori luogo ed esagerate.

- E va bene; Aspettiamo il consiglio dell'ammiraglio!

- Così va meglio! Vedrai che il Signore ci aiuterà anche in questa circostanza.

- Lo spero bene, figlio mio. Mi sembra di impazzire.

I due tornano in giardino adagio, adagio, in silenzio, preoccupati, proprio come due persone che avessero litigato.

- Non puoi dire anche a me il segreto che hai rivelato a Leonardo? Che sono questi misteri? - chiese Sebastiano, abbracciando la madre.

- Sono segreti fra me e Leonardo. Quando ne avrò altri solo per te, ti chiamerò in disparte e te li confiderò.

- Come vuoi tu - concluse Sebastiano staccandosi con un bacio dalla mamma per andare incontro ad Assunta ed a Selma che scendevano in giardino chiacchierando animamente.

 



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