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I CORSARI DI
TORRE ASTURA

di Antonio Pagliuca

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18 - Leonardo marinaio del Sultano


Teresa ed Assuntina vivevano sempre nella casa di Ismael Kania che negli ultimi sei anni, da quando lo vedemmo partire per una missione nel mar Nero, aveva potuto fare soltanto brevi soste ad Antàlya, perché impegnato nel Mar Nero, nel mar di Marmara e nel mar Mediterraneo.

Aveva aggiunto più di qualche travetto alle spalline, i cui gradi erano ormai d'oro.

Aveva cinquant'anni, ma aveva conservato la forza fisica e di carattere, la scioltezza di movimento e la volontà di quando era giovane; solo il sarto era stato costretto ad allargargli i pantaloni di qualche centimetro.

Con Il Califfo prima e con il formidabile Ali Pascià dalle cinquanta bocche da fuoco dopo, il comandante Ismael Kania aveva partecipato con gli inglesi alle operazioni militari per sloggiare i francesi dall'Egitto, campagna che durò dal 1799 al 1801 (9).

Avendo partecipato alle operazioni, il nostro ufficiale si era distinto più volte ed aveva ricevuto, oltre agli elogi dell'ammiraglio comandante, anche il grado di Capitano di Vascello.

Il nuovo grado e gli emolumenti mensili che ne derivavano lo indussero a rinnovare ed abbellire le sue case e pretese dai servi e dagli schiavi un servizio più accurato; da parte sua, fornì il suo personale di abiti e di calzature dì un certo valore.

Lo scambio ed il ricambio di alleanze ed inimicizie, avevano fruttato all'Europa tutta, compresa la Turchia, uno scambio di idee e di persone che contribuirono efficacemente allo sviluppo di certi valori fino allora latenti: il senso della libertà era stato riacceso in tutte le nazioni, anche se frenato da sovrani retrogradi e conservatori.

Gli sconvolgimenti europei ed i rapporti fra le nazioni affrettarono in Turchia il desiderio di rivedere e, se possibile, correggere certi atteggiamenti, soprattutto spirituali, che fino allora erano stati tabù. Lo stesso sovrano, Selim III, si adoperò per rinnovare l'esercito e l'amministrazione, ma fu deposto per l'opposizione dei giannizzeri che non volevano perdere i privilegi fino allora goduti.

Le idee liberali aderivano perfettamente al pensiero ed all'indole di Ismael Kània che da molto tempo non considerava più come schiavi i rapiti di Nettuno, ai quali riservava lo stesso trattamento che riservava ai suoi concittadini, anche se più di qualche volta li aveva fatti piangere in conseguenza di aspri rimproveri per futili motivi, come quella volta che Teresa assaggiò una scudisciata per aver rotto un piatto di valore che aveva gettato senza averne informato il padrone.

Sovente Teresa ed Assuntina accompagnavano la padrona di casa non solo al mercato ed ai negozi, ma anche nelle passeggiate. La signora Ayla, poi, sia nell'abbigliamento, sia nel modo di comportarsi, si sforzava di seguire la moda e l'esempio delle dame europee, anche se, più per vezzo che per convinzione, seguitava a coprirsi il viso fino agli occhi col carsaf. Col carsaf sì coprivano il viso anche Selma ed Assuntina, ormai signorinelle. Le due trascorrevano insieme tutta la giornata giocando, studiando, ricamando trine e merletti; non tessevano ancora col telaio, ma di tanto in tanto ci si esercitavano per imparare a tessere tappeti ed arazzi.

Assuntina, dal canto suo, aveva appreso perfettamente il turco, ma non aveva dimenticato la madrelingua perché col fratello e con mamma Teresa parlava in italiano. Era diventata una perfetta bilingue, capace, perciò, di passare dall'una all'altra senza accorgersene.

Per meglio aderire al proprio " credo ", Teresa -ed Assuntina non avevano mai partecipato alle manifestazioni esteriori della religione islamica, ma ottemperavano volentieri ai precetti islamici che non ponevano in discussione i principi basilari della loro fede cristiana.

I padroni di casa, dal canto loro, rispettavano le convinzioni religiose dei nostri prigionieri, permettendo loro, in casa, lutti gli atti di culto esterno del cristiano, ad incominciare dal segno della Croce fino alla recita del santo Rosario.

Anche se destinato a diventare soldato del sultano, la famiglia Kania considerava anche Leonardo suo membro. Il giovanetto doveva a quella famiglia il nutrimento, il vestiario, l'istruzione e tutto quanto possedeva, in cambio di qualche ora di lavoro al giorno.

Avendo appreso l'arte del giardinaggio ed a coltivare gli orti, era stato assegnato, come unico responsabile, ai fiori ed all'orto della famiglia Kania. Aveva imparato a preparare la terra per le sementi, a selezionare il seme, a seminare, sarchiare, innaffiare, potare, vangare, zappare; si era familiarizzato con la vanga, il bidente, là falce, il rastrello, la roncola, le cesoie, il pennato, il crivello e, perfino, col coltello da innesto.

Leonardo era diventato il pupillo della vecchia Belkis, malferma nelle gambe, ma sempre ciarliera, che, recandosi nell'orto a prendere ciò che occorreva per la cucina, non mancava mai di viziare Leonardo con abbondanti porzioni di baklava, pasta sfoglia con nocciole e sciroppo, o di bulbiilyuvasi, pasta sfoglia al pistacchio di cui il giovanetto era ghiotto.

Azim, il figlio dei padroni, trascorreva volentieri il suo tempo con Leonardo quando era nell'orto, e lo aiutava come poteva: nessun giovane del suo ceto si sarebbe umiliato a fare il lavoro di uno schiavo, ma Azim non considerava Leonardo uno schiavo, bensì un compagno con cui l'avversa sorte era stata matrigna.

I due giovanetti trascorrevano insieme molte ore e spesso accompagnavano il capitano nelle visite che faceva ai suoi servi ed alle sue masserizie, che, quando si trattava di visite a persone importanti, Ismael Kania conduceva sempre e solo il suo Azim. In casa il comportamento del capitano era quello di un gioviale padre di famiglia: gli piaceva scherzare, raccontar frottole, fare dispettucci alla moglie ed ai ragazzi, giocare con una specie di pallone di cuoio riempito di stracci e di piume d'uccello. Da buon giocatore di scacchi, aveva insegnato ad Azim ed a Leonardo il magnifico gioco. Quando i due furono in grado di competere con lui, ne diventarono le vittime: un po' meno Azim che, quando non aveva voglia di giocare col padre, glielo diceva chiaro e tondo; molto più Leonardo che, non sapendo dir di no al padrone, doveva giocare con lui per almeno due ore al giorno, dopo cena. Dopo qualche tempo, però, Leonardo, più riflessivo e meno impaziente del padrone, riusciva quasi sempre ad aver la meglio.

Una sera, mentre facevano la solita partita, il comandante incominciò:

- Leonardo, ormai hai compiuto i diciassette anni ed hai l'obbligo di entrare a far parte delle forze armate del sultano... E' consuetudine che i giovani schiavi debbano servire nel corpo dei giannizzeri. In questi ultimi anni, però, la Turchia ha subito parecchi rovesci ed ora v'è necessità di rafforzare la marina militare, una volta forte e temuta. Gli equipaggi forniti dagli abitanti delle coste del Mar Nero, del Mar di Marmara e dell'Egeo non bastano più... Sulle galere e negli arsenali lavorano molti schiavi cristiani, perloppiù addetti ai remi... La Turchia non si fida più di sudditi di origine greca e cerca marinai che possano sostituirli... Da qualche mese mi sono interessato ed ho interessato i miei superiori, presso i quali mi sono fatto garante io per te, ed ho ottenuto che tu, invece di essere arruolato per entrare nel corpo dei giannìzzeri, possa entrare nella marina militare turca allo stesso titolo e con le stesse possibilità di carriera degli altri marinai.

- Grazie, mio signore!

- Stando anche tu in marina, mi sarà più facile seguirti ed interessarmi di te: passando dalle tue parti, sarò io che verrò a trovarti; quando te se ne presenterà l'occasione, sarai tu che verrai ad Antàlya per salutare mamma, sorella e noi tutti...

Era la prima volta che il capitano parlava a Leonardo del suo futuro: pur attendendoselo, ne rimase un po' scosso, ma si riprese subito, perché nel tono e nel timbro di voce del suo padrone aveva avvertito la preoccupazione d'un padre e la sincerità dell'affetto che gli portava.

- La partita la proseguiremo domani - disse Ismael Kania - Avverti la famiglia di quanto ti ho detto. Va... e che Allah ti protegga!

- Grazie anche per quello che ha fatto per me in questa circostanza, mio signore... Infinite grazie!

Non occorsero molti preparativi per la partenza di Leonardo.

Quando, accompagnato dal vecchio Abdullah e dall'amico Azim, Leonardo entrò in caserma comprese, dall'interessamento evidente di quelli che incontrava, che tutti sapevano del suo arrivo, perché lo salutavano non come si saluta una recluta, ma come uno con cui si desidera mantenere buoni rapporti.

Trascorso il periodo di istruzione preliminare ad Antàlya, Leonardo fu assegnato ad una corvetta con base a Smirne, città e porto importante sull'Egeo e una volta una delle più prestigiose città dell'impero ottomano.

La progressione nel grado, nei posti di responsabilità e nella considerazione dei commilitoni, Leonardo seppe conquistarsela in modo naturale, senza sforzi.

Amava il mare da quando, fanciulletto, il papa se lo portava in spiaggia dalla quale, come succede, incominciò ad inoltrarsi per qualche passo in acqua, poi un pochino di più, poi ancora un po' finché, spinto dall'esempio degli altri, si affidò felice alle onde.

Col tempo si cimentò in scommesse e gare con i coetanei, riuscendone spesso vincitore a causa del fisico robusto che ben rispondeva al carattere volitivo del ragazzo.

Forza fisica, volontà tenace e sofferenze avevano fatto di Leonardo un uomo, nello stesso tempo temuto ed amato: temuto per i pugni che sapeva assestare, se provocato; amato e stimato per la sua attitudine alla bontà. C'è, infatti, l'uomo buono o creduto tale, che si dimostra buono solo quando ne è sollecitato; c'è invece, l'uomo fondamentalmente buono che non aspetta di essere sollecitato per far del bene, ma previene la richiesta del bisognoso.

Pur vivendo fra commilitoni che, quanto ad attributi, andavano dall'onesto, invero raro, al ribaldo, molto più frequente, Leonardo sapeva comportarsi senza apparire musone, ma anche senza sembrare scavezzacollo. Aveva una formidabile pietra di paragone con la quale confrontare le proprie azioni: la morale cristiana; non faceva nulla che potesse offendere, cioè, questa morale; e sì, che l'essere cristiani in questo mondo di ribaldi è cosa difficilissima!

Teresa ed Assuntina erano fiere di lui e la famiglia Kania non poteva che congratularsi con Leonardo, il quale, dopo un anno di scuola militare, risultò uno dei migliori guardiamarina.

 

note

9) Nel 1801 il primo Console concluse la pace con il Sultano Selim III e nel 1802 la Turchia aderì alia pace di Amiens; ma vi erano delle questioni aperte, come l'occupazione inglese di Malta e un corpo di spedizione inglese in Egitto.
Quando, nel 1804, Inghilterra, Russia ed Austria si coalizzarono contro Bonaparte e gli Inglesi lo sconfissero a Trafalgar, i Turchi stipularono un'alleanza con la Russia contro la Francia.
La vittoria di Napoleone ad Austerlitz, per la quale i Francesi si stabilirono in Dalmazia, consigliò al Sultano di riappacificarsi con Napoleone ad onta delle proteste anglo-russe. L'imperatore sollevò l'Islamismo contro Russi ed Inglesi e, nel 1806, riuscì a convincere il sultano a denunciare i trattati della Turchia con la Russia e l'Inghilterra. La Russia occupò allora i Principati danubiani, mentre la flotta Inglese forzò i Dardanelli, ma fu costretta a ritirarsi dal Mar di Marmara, mentre Napoleone, alleato dei Turchi, sconfiggeva a Friedland lo Zar Alessandro, costringendolo agli accordi di Tilsit (7 luglio 1807). Napoleone intendeva conservare l'impero turco, ma per la pericolosa crisi di Spagna riconobbe, ad Erfurt, allo Zar il possesso dei Principati danubiani per cui la Turchia, delusa ed offesa dall'atteggiamento di Napoleone, si riaccostò all'Inghilterra col trattato dei Dardanelli del 1809, e alla Russia col trattato di Bucarest del 1812, allorché la Russia, minacciata dal grande attacco napoleonico, acconsentì a restituire al Sultano i Principati, conservando solo i territori della Bessarabia sino alla linea del Prut e del basso Danubio.

 



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