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IL BASEBALL, LA SUA

STORIA E NETTUNO

Maria Antonietta Marcucci
Luciana Della Fornace
Sante De Franceschi

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6 - Gli anni eroici del baseball nettunese


Nel 1945 un giovane ufficiale di pubblica Sicurezza, il sottotenente Alberto Fasano, vide, per la prima volta, soldati americani che nella base militare di Napoli, si allenavano e disputavano, fra loro, partite di softball. Si appassionò a tal punto a questo gioco che, trasferito a Nettuno presso la scuola di Allievi Sottufficiali di P.S., frequentò, insieme ad un suo amico Giulio Zerella, un corso per allenatori e arbitri di softball che l'Y.M.C.A. di Roma aveva indetto.

Finito il corso, parlò di questo gioco ai giovani allievi della scuola, molti dei quali praticavano altri sport, tra cui, con gran successo, il judo, e con loro pensò di iniziare questa nuova attività sportiva. Ma nonostante l'entusiasmo iniziale e la curiosità per il nuovo gioco, non fu facile per il Tenente Fasano formare una squadra che fosse in grado di disputare incontri ad un buon livello e, addirittura, di condurre un campionato soddisfacente.

Scegliendo largamente tra i giovani della Scuola, ai quali affiancava alcuni volenterosi ragazzi del paese, Alberto Fasano compose la squadra di softball, il "Nettuno P.S.", che nel 1946 veniva ammessa a disputare la 1a Divisione.

 


Alberto Fasano con i giocatori della prima squadra di soft ball composta da allievi sottoufficiali di P.S. della Scuola di Polizia

 


Alberto Fasano con un gruppo di giocatori nettunesi

 

 

La giovane compagine che diveniva più salda e omogenea di settimana in settimana, ottimamente condotta dal suo bravo allenatore e dal vice allenatore Giulio Zerella, diede prove sempre più soddisfacenti, tanto che alla fine del campionato 1946 veniva promossa in "Divisione Nazionale - serie B".

Parmigiani, Sabatini, Oreste, Barnato, Barbaini, Orlandini, Barichello, Barisano, Bonato, Verlezza, Marcucci e Branella, formarono questa prima forte squadra. Ben presto questi giovani sportivi rivelarono notevoli capacità tecniche, classe, personali doti di generosità e di entusiasmo che emersero indiscutibilmente nel primo incontro nazionale tra una squadra della Lega del Nord Italia la L.I.B. e una squadra della Lega del Centro Sud la L.I.S.

Al campo "Giurati" il "P.S. Nettuno" battè seccamente per 32 a 7 il "Milano"! Manfredo Matteoli che fece la cronaca dell'incontro, oltre che arbitrarlo, scriveva che "...all'esperienza e alla prestanza fisica della squadra della P.S. di Nettuno, i ragazzi milanesi (Blasi, Lambertini, Galligaris, Costa, Del Fante, Milesi, Fiocchi, Setti e Gerii) non hanno potuto opporre che la loro acerba preparazione ed una grande volontà per non sfigurare troppo. Tutto ciò ha fatto si che l'incontro, dal principio alla fine, fosse caratterizzato, per quanto riguarda il Nettuno, da un gioco stilistico, elegante, travolgente e, per quanto concerne la squadra milanese, dalla volontà ferrea che dominava i giocatori, con la quale cercava di supplire alla diversità di classe senza peraltro poter ostacolare sufficientemente l'ascesa della squadra avversaria...".

 


1946 - Giocatori nettunesi che fanno parte della squadra di P.S.
allenata da Fasano In piedi: Gianni Petrelli, Luciano Serpe, Luciano Verlezza, Manrico David In ginocchio: Fulvio Verlezza, Tonino Marcucci, Sergio Serpe.

 

La stagione sportiva 1947 iniziava dunque sotto ottimi auspici. Alla Divisione Nazionale di Serie B, della quale facevano parte sette squadre (Edera, P.S. Nettuno, Grifone, A.L.A.-Ciampino, M.U.I., Giovane Italia, Jolly Club), si affiancavano la Prima e la Seconda Divisione, l'una di sei squadre, l'altra di cinque; infine, la serie ragazzi denominata "Pulcini" a sei squadre. Dopo un campionato brillantemente condotto, rimanendo fino alla terz'ultima giornata capolista della classifica, il P.S. Nettuno veniva raggiunto dall'Edera che, vincendo l'ultimo incontro di campionato per 11 a 5, proprio contro i nettunesi, si laureava campione della Divisione Nazionale B per l'anno 1947.

L'anno seguente la squadra si scindeva in due: la "P.S. Nettuno" composta sempre da allievi sottufficiali di Pubblica Sicurezza allenati da Fasano e la "Libertas Nettuno" composta tutta da giovani nettunesi: Fernando Borgia, Luciano e Sergio Serpe, Manrico David, Franco Malagù, Nino Abate, Umberto Scirman, Enzo Pedacchia, Memmo Benedetti e Antonio Marcucci.

 

6 - Giugno 1948 - "LIBERTAS NETTUNO" - "P.S. NETTUNO" 14 a 6.

 

 

1948 - Azioni di gioco sul campo della P.S. di Nettuno

 

Le nuove divise di tela bianca (offerte dalla Ditta "Porfiri" e confezionate nella sartoria di Angelo Pierimarchi) erano pronte, così le scarpette.... da tennis comprate, come il materiale necessario, con i risparmi dei ragazzi; e alle stelle era il loro entusiasmo con il quale avevano già contagiato molti nettunesi che, con bonaria curiosità, cominciavano ad interessarsi al nuovo gioco così strano, un po' difficile, ma tanto interessante.

 


La squadra campione d'Italia di softball 1949. In piedi: Masci, Camusi, Caranzetti, Serpe, Pedacchia, Abate. In ginocchio: Scirman, Borgia, Tagliaboschi, Proietti, Macri.

 

Dopo un avvio un po' stentato e faticoso, la giovane compagine riportò delle belle vittorie che le permisero di classificarsi addirittura al secondo posto.

Ma la prima, vera, splendida affermazione arrivava nel 1949, quando la squadra vinceva il primo scudetto di Campione d'Italia di Softball.

 


Luciano Serpe e Tonino Marcucci
con la coppa di campioni d'Italia di softball 1949

 

La "Libertas Nettuno" intanto aveva cambiato denominazione assumendo quella di "Nettuno U.S.M.C. (United State Military Cemetery) poiché tutti i giocatori in gruppo avevano trovato lavoro presso i cantieri di costruzione del Cimitero Monumentale Americano. Altri giovani avevano infoltito le sue file: Enzo Masci, Carlo Tagliaboschi, Pietro Caranzetti, Fausto Camusi, Nino Macrì, Roberto Proietti. La nuova squadra veniva allenata dal tenente americano Charles Bulle che la condusse brillantemente al successo finale e alla vittoria del Torneo per la "Coppa America".


Charles Butles allenatore delle squadre U.S.M.C.
con la coppa di "campioni d'Italia"
di softball 1949

 

Nel 1950 il "Nettuno U.S.M.C." lasciava la "palla soffice" per iniziare la sua grande avventura con il baseball, nel primo Campionato Nazionale di Serie A, dove veniva automaticamente iscritta, indetto dalla nuova Federazione, la F.I.PA.B., che scaturiva dalla fusione della L.I.B. e della F.I.B.S.

Dopo i gironi eliminatori (1) entrarono nel girone finale otto squadre: Libertas Roma, U.M.S.C. Nettuno, Bologna B.C., Firenze B.C. Ambrosiana, Milano, Torino, INTER.

Nella prima partita del girone finale, la Roma batteva il Nettuno per 9 a 3, nel leggendario campo di Villa Borghese, il primo, vero campo da baseball costruito in Italia interamente realizzato con il duro lavoro dei giocatori, aiutati da volenterosi giovani di Nettuno e che per anni, fu considerato la "fossa dei leoni". Quel giorno entrava nella storia del baseball nettunese un altro insostituibile elemento: il pubblico, "il decimo uomo in campo", come fu detto più volte! un pubblico che ben presto ha imparato ad amare in modo totale, profondo questo sport, che di questo gioco ha saputo apprezzare tutte le sfumature, tutte le finezze, e che fin dall'inizio ha seguito la squadra del cuore con entusiasmo, con passione.

Quel 9 luglio 1950 uscì dal campo un po' deluso, senza voce, ma pronto a tornare numeroso a incoraggiare, a incitare, a riempire lo stadio fino all'inverosimile, pigiandosi in ogni settore, arrampicandosi perfino sugli alberi. Fin da allora un gruppo di "fedelissimi" accorreva ad ogni incontro portando "il suo contributo vocale e musicale", agitando campanacci, tric-trac, suonando trombe e cantando con tutta la forza della voce: "Nettuno, sei la squadra del cuore...".

Alla sconfitta con la Roma, se ne aggiungeva una seconda nella quarta giornata di campionato, quella con il Bologna. L'incontro veniva contestato dal Nettuno e i dirigenti nettunesi facevano subito ricorso per l'irregolare svolgimento della gara, l'evidente parzialità dell'arbitro, ma soprattutto, per le gravi intemperanze del pubblico.

Dopo questo esordio poco felice, la squadra passava di vittoria in vittoria, riportando, a volte, punteggi clamorosi (Nettuno-Ambrosiana 20 a 1 nella giornata d'andata e 23 a 0 in quella di ritorno; Nettuno-Milano 14 a 2; Nettuno-Inter 27 a 5). Alla fine del campionato aveva fatto 210 punti, subendone soltanto 62.

Il 3 settembre 1950 al Motovelodromo Appio, nella partita di ritorno, il Nettuno batteva seccamente la Roma per 14 a 7, una soddisfazione che la ripagava della sconfitta subita nella prima giornata del girone d'andata. "....Davvero encomiabile il comportamento di questi ragazzi che nel giro di un anno si sono trasformati da campioni d'Italia di softball a pretendenti al titolo di campioni d'Italia di baseball".

Si riaccendevano le speranze per la conquista dello scudetto tricolore. Si contava, soprattutto, sul favorevole accoglimento, da parte della Commissione Tecnica, del reclamo del Nettuno in merito alla partita di Bologna. Ma questo, purtroppo, non avveniva, perché il ricorso fu respinto; né si verificava il tanto auspicato "passo falso" della Roma che l'avrebbe portata a parità di punti con il Nettuno, tanto da giungere ad uno spareggio tra le due squadre. Il 14 ottobre, nell'ultima giornata di campionato, la Libertas Roma, battendo proprio il Bologna, conquistava l'ambito titolo.

Nonostante la delusione, alla fine della lunga stagione agonistica, venivano riconosciute alla formazione nettunese, elevate capacità tecniche e una indiscutibile classe. Seriamente preparata, essa aveva dimostrato sempre la decisa volontà di vincere il titolo nazionale; sarebbe stato il meritato premio per questi sportivi autentici che avevano portato a termine il lungo e dispendioso campionato senza aiuti finanziari, ma retti solo dalla loro grande passione, dalla stima dei pochi dirigenti del club, dall'entusiasmo e dall'incoraggiamento del magnifico pubblico nettunese, che aveva mitigato, in parte, la loro amarezza.

Molto del merito dell'onorevole secondo posto conquistato dalla squadra in questo primo campionato nazionale, si deve a Horace Mac Garity che, nella primavera del '50, accettando l'incarico di allenatore, diveniva ben presto per tutti il "mago", "...l'unico, autentico "mago" che mai lo sport in Italia abbia avuto, anche se attualmente qualcuno ne usurpa il caratteristico attributo..." scriverà Alberto Manetti.

Era arrivato a Nettuno per sostituire il tenente statunitense Butle sovrintendente del Cimitero Monumentale americano in costruzione. I due si erano precedentemente incontrati a Livorno dove Mac Garity allenava la squadra di basket dell'Università di Pisa e Butle gli aveva parlato della squadra nettunese di baseball, invitandolo ad una partita. Mac accettò l'invito e assistendo all'incontro, si rese ben presto conto che i giocatori avevano enormi lacune, per quel che riguardava le norme tecniche, e che ci sarebbe stato molto da fare sia nel gioco di difesa che di attacco. Nonostante ciò, decise di assumere l'incarico. "Non ebbi mai delusioni, né mi pentii mai della decisione presa" dirà in seguito.

 


Un terzetto tutto americano. Da sinistra: Trantman,
l'allenatore Mac Garity e Del Sole.

 

Per il nuovo allenatore ebbe inizio, cosi, ,un lavoro duro ed esaltante al tempo stesso. Ben presto il suo fascino, la sua genialità, la sua esperienza, la profonda conoscenza del gioco, ma soprattutto, la dedizione assoluta, soggiogarono il clan nettunese, giocatori e dirigenti, che stabilirono ben presto con lui un profondo, autentico rapporto di stima, di rispetto, che sarebbe durato negli anni. La passione che li accumunava, li avrebbe portati a raggiungere traguardi inimmaginabili, senza dubbio fantastici.

Tra coloro che l'hanno conosciuto, chi potrà dimenticare l'affetto profondo che lo legava ai "suoi ragazzi", la totale disponibilità nei loro riguardi, sempre, in ogni giorno, in ogni ora. E la costante, l'accurata preparazione che con loro faceva per ogni azione di gioco, prima di ogni incontro da disputare, fin nei minimi dettagli. E il suo acume pungente che arrivava a segno con una battuta, ma anche con un solo sguardo. E la sua clamorosa indignazione se le cose non andavano proprio come avrebbe voluto. Conduceva la squadra in maniera ferrea, forse, per alcuni, dispotica: non ammetteva incertezze, né errori. Sapeva sacrificarsi fino all'inverosimile, con entusiasmo, con tenace dedizione; chiedeva il massimo dai suoi giocatori ma, con rigorosa correttezza, niente di più di quanto lui stesso non potesse dare, anche se era davvero molto! La squadra è cresciuta prodigiosamente nelle sue mani e con i suoi ragazzi ha vinto quattro campionati consecutivi e un campionato europeo. Ma per loro ha fatto molto, molto di più: per merito suo essi hanno conquistato, di diritto, un posto tra i grandissimi del baseball italiano. Quando, con insostenibile rimpianto, partì da Nettuno per tornare in America, lasciò un vuoto che fu difficile colmare nel tempo.

La preparazione atletica, lo studio approfondito delle regole del gioco in tutte le sue sfumature e, con l'inizio del bel tempo, l'allenamento continuo sul campo, mise gli atleti in condizioni smaglianti di forma, decisi a vincere il titolo in palio. Sicuri, determinati, avevano acquistato la mentalità vincente di chi sa di possedere una tecnica perfetta. "E il 1951 fu fantastico!...." Sono ancona parole di Mac Garity.

All'inizio della stagione agonistica 1951 prendevano il via 11 squadre: Libertas Roma, Nettuno, Lazio, Bologna, Firenze, Libertas Inter, Senators Milano, Ambrosiana, Monza, Torino, Trieste. Per Nettuno cominciava un campionato folgorante: delle 20 partite disputate, perse soltanto l'incontro con il Milano per 4 a 3.

Il resto fu trionfo! Con la vittoria sulla squadra del Bologna, la diciannovesima consecutiva, il Nettuno, domenica 7 ottobre, si è laureato Campione d'Italia. Sui campi di tutta l'Italia basebollistica la squadra "passò" superbamente, vincendo forti avversarie e superando ostacoli di ogni genere. Con il loro coraggio, la loro bravura, il loro spirito di sacrificio, i ragazzi del Nettuno, oltre che dare dimostrazioni di superiorità e di classe indiscusse, hanno contribuito in grandissima misura a divulgare e a rendere popolare il baseball nel nostro paese. Fin da quel lontano 1951 la squadra dimostrò di possedere "la gran difesa, le astuzie, la logica della fuoriclasse".

 


Bozzetto grafico di Guido ed Elfo Barattoni,
per la conquista dello scudetto 1951

 

Intanto alle sue spalle si era formato un Consiglio Direttivo composto da elementi di primissimo ordine che lavorarono magnificamente per quasi un quinquennio: il presidente Ennio Visca, il Vice presidente Rino Rondoni, Domenico Mancini, segretario, Giovanni Cappella medico della squadra e i consiglieri Carlo Tornasi, Pancrazio De Francesco, Guido,Barattoni, Edoardo Missimei, Amerigo Gneo, Benedetto Faraone, Antonio Tagliaferri. All'unanimità il consiglio direttivo, aveva nominato Presidente Onorario il Principe Steno Borghese che fu sempre per il B.C. Nettuno l'amico più caro, più sincero. Nei momenti drammatici del club, quando la trasferta della domenica successiva veniva seriamente messa in pericolo dalla mancanza di fondi, quando non era più possibile chiedere ancora e ancora una volta ai giocatori di provvedere personalmente alle spese e non si poteva pensare che continuassero a mangiare sulle panchine delle stazioni di Bologna o Firenze o Milano pane e... niente, allora, per non rinunciare a tutto, si ricorreva una volta di più a lui, l'uomo "dell'ultimo assegno"! "...Leale, generoso verso il baseball italiano, fu sempre di grandissimo aiuto alla squadra del Nettuno..." scriverà Mac Garity.

Eppure, se alla "gente" del baseball nettunese che ha vissuto quegli anni eroici, si rivolgesse la domanda assurdamente retorica: "quanta gioia c'è stata in tutto questo?..." non uno risponderebbe che le amarezze, i sacrifici, le delusioni anche le più amare, non siano state largamente ripagate da tante soddisfazioni e da tanta gioia!

 


Tutto il Consiglio Federale sugli spalti
del vecchio campo sportivo a Villa Borghese

 

 


Augusto Cibatti con Del Sole -
Tagliaboschi - Magri
al Velodromo Appio

 

Il 25 maggio 1952, con la partecipazione di 10 squadre, cominciava il Campionato Nazionale di baseball. Era stato promosso in Serie A il "Calze Verdi" di Casalecchio di Reno ed erano retrocesse in B il Torino e il Trieste.

Per il Nettuno quella del 1952 fu una stagione difficile, anche se iniziava nel modo più brillante. Al principio della primavera, infatti, l'allenatore Mac Garity, tramite l'Ambasciata Americana, riceveva un telegramma con il quale si chiedeva ai Campioni italiani del BC Nettuno se erano disposti ad incontrarsi con la squadra militare americana, formata da aviatori della portaerei "USS Randolph" di stanza a Tripoli, che aveva vinto il "U.S. Navy Overall Baseball Championschip". Felice di poter fare una così straordinaria esperienza, il clan nettunese invitò gli americani. Si decise di disputare tre partite: l'I 1, il 13 e il 14 maggio. Furono tre incontri stupendi, giocati ad un livello tecnico eccezionale: uno vinto dal Nettuno e due dalla U.S. Navy. Il pubblico delle grandi occasioni gremiva lo stadio fino all'inverosimile. Alla fine dei tre incontri, gli atleti americani elogiarono tutti gli italiani per la loro condotta in gara, per la cavalleria con cui avevano strenuamente lottato, per l'impenetrabilità della loro difesa.

 


1952 - Incontro tra la squadra del Nettuno B.C.
e la squadra U.S. Navy

 

Spronati dai primi, brillanti successi ottenuti, gli uomini di Mc Garity, sfoggiando la solita superiorità, passarono imbattuti, per tredici settimane consecutive, su tutti i diamanti: precisi, veloci, sempre pronti a sfruttare ogni minimo errore degli avversari.

A premiare la loro bravura,, arrivava per sette atleti del Nettuno (Tagliaboschi, Marcucci, Caranzetti, Macrì, Camusi, Benedetti e Masci) la convocazione per la prima Nazionale Italiana di Baseball che si- sarebbe incontrata a Roma con quella spagnola il 31 agosto.

Chi non sa cosa rappresenti per uno sportivo far parte della nazionale italiana, non può capire con quanta ansia e trepidazio-ne fu attesa, da parte dei ragazzi del Nettuno, la convocazione della F.I.PA.B., soprattutto perché era la prima volta che avrebbero potuto indossare la maglia azzurra. Coloro che ebbero la gioia e il privilegio di riceverla l'hanno gelosamente conservata tra i ricordi più belli della loro vita.

 

 

Tornati dagli allenamenti collegiali di Trieste per disputare le altre partite di campionato prima dell'incontro internazionale, i giocatori del Nettuno, il 24 agosto sul campo dell'Artiglio di Roma, subirono, purtroppo, la prima sconfitta del campionato ad opera della Lazio che interrompeva la serie vincente di ben 32 incontri dei tirrenici. Già il buon andamento della gara, condotta in modo non del tutto ortodosso dall'arbitro capo Cattaneo, era stato compromesso dalle proteste di Del Sole e di Benedetti, appunto contro le decisioni arbitrali; di conseguenza i due giocatori venivano espulsi dal campo. Come se non bastasse: l'allenatore Me Garity, reputando sbagliata la decisione dell'arbitro di prima base e cedendo all'impulso che lo spingeva a reagire ad una grave ingiustizia, protestò vivacemente. Ne seguì una rissa generale nella quale furono coinvolti anche coloro che erano accorsi a dividere i contendenti. Oltre a perdere la partita, i nettunesi ebbero quattro giocatori puniti: Tagliaboschi, Benedetti, Masci e Camusi. La Giunta Esecutiva infatti, riunitasi d'urgenza il giorno dopo, revocava la loro convocazione per l'incontro con la Spagna. Ma la cosa più grave fu la dura squalifica inferta, in seguito, ai giocatori Del Sole e Camusi e all'allenatore Mac Garity il quale, due giorni dopo, presentava le sue dimissioni.

 

Le dimissioni di Mc Garity
Da membro della C.A.F.

Alla Commissione d'Appello Federale e p.c.: Presidente F.I.PA.B.: Commissione Tecnica Federale; Segretario Generale F.I.PA.B.; Presidente C.O.N.I.; a tutte le Società affiliate.

OGGETTO: Dimissioni.

Egregio Sig. William Parmigiani.

In data di oggi 26 agosto 1952, io sottoscritto Horace J. Mac Garity, ex allenatore del Nettuno B.C., inoltro le mie dimissioni quale membro della C.A.F. parte integrale della F.I.PA.B.; e con questo atto tronco tutte le relazioni con la su menzionata Organizzazione e con il baseball in generale.
Io pienamente riconosco la mia grave responsabilità nell'aver commesso l'atto di malmenare un arbitro durante la disputa della partita Lazio - Nettuno 24 agosto 1952. Io pienamente riconosco che non si possono tollerare scuse e quindi non ne offro alcuna.
Io non mi dimetto perché ho paura della futura conseguente punizione che dovrei aspettarmi per la mia cattiva condotta ma solamente perché la F.I.PA.B. principalmente la G.E., ha dimostrato una completa ignoranza di giustizia che suona come una totale violazione dei regolamenti pertinenti il trattare casi come questo.
Inoltre non si è mostrato, da parte degli organi federali, alcun interesse per indagare su questo caso ascoltando le persone coinvolte, e quindi tutto fa capire che le decisioni emanate in merito a questo incidente furono prese prima della riunione ufficiale della G.E. il 25 agosto 1952.
È con molto dispiacere che io guardo in viso i miei ex giocatori i quali senza dubbio si sono guadagnata la partecipazione della Nazionale azzurra.
Mi fa male il pensare che essi sono stati puniti per un atto furioso e non intelligente del loro allenatore, persona della quale mai avevano visto commettere cose del genere; essi senza pensare a che cosa sarebbero andati incontro sono venuti in mio aiuto e per questo ora sono classificati quali criminali.
Ho sempre pensato che per litigare ci vogliono due persone, ma evidentemente la G.E. la pensa diversamente perché i giocatori della Lazio sono stati elevati a giocare in Nazionale (quale risultato ..premio?) della loro partecipazione alla lite.
A parer mio tutti questi movimenti hanno danneggiato il Baseball in generale forse più del mio atto. Inoltre sembra che difendere il prestigio dell'Italia sia meno importante, per certa gente, della soddisfazione di vincere il campionato di Serie A, vendicandosi di atti immaginari commessi contro alcuni individui in passato.
Per le ragioni di cui sopra e per molte altre ancora enumerate le quali si richiederebbe molto tempo e spazio, io ripeto ancora, di volermi dimettere da codesta commissione e di nuovo ammetto le mie colpe ma mi riservo il diritto di dichiarare che con lo spirito negativo e la non comprensione dimostrata dalla G.E. mi è impossibile di essere associato a tale organizzazione la quale non considera affatto il passato e contributo dato dagli uomini ma cerca soltanto di arrivare machiavellicamente al proprio fine.

Pertanto le porgo gli auguri più sinceri per il futuro del Baseball Italiano.

Sinceramente

Horace J. Mc Garity

 

Dopo la parentesi internazionale, per il club nettunese, in questo agitatissimo campionato a sorpresa, si aggiungeva la sconfitta con gli eterni rivali giallorossi al Motovelodromo Appio, che metteva in grave pericolo la conquista del secondo scudetto.

La Roma, però, dopo la clamorosa vittoria sui tirrenici, veniva battuta dalla Fiorentina.

1953 - "Rito propiziatorio" della squadra del B.C. Nettuno prima della partita.

Con due sconfitte ciascuna, le due squadre laziali, il 12 ottobre, sul campo neutro del Bologna, dovettero quindi disputare lo spareggio per l'assegnazione del titolo di Campione d'Italia 1952.


1953 - "Rito propiziatorio"
della squadra del B.C. Nettuno prima della partita

 

 

Senza il loro prezioso allenatore, senza la formidabile mazza di Del Sole e assente sul "sacchetto bollente" Fausto Camusi, anche se ottimamente sostituiti da Trautman il primo e da Brown il secondo, ma soprattutto senza il loro magnifico pubblico, ma decisi a non farsi sopraffare, i Nettunesi entrarono in campo. Stretti intorno al capitano della squadra, dopo aver lanciato il loro solito "grido di guerra" incomprensibile e propiziatorio che rappresentava un momento di intensa, felice esaltazione, si schierarono ai loro posti. Né si lasciarono intimorire dai due punti segnati nel primo inning in seguito al fuoricampo di Camera. Fin dall'inizio diedero ai 1.500 nettunesi in "trasferta dietro la squadra del cuore" la netta impressione di avere il diavolo in corpo, "tanto la loro azione era irruenta e decisa".

Uno dei momenti più belli ed esaltanti della partita, fu la doppia eliminazione avvenuta su battuta di Lubas, che fece balzare in piedi per l'entusiasmo tutto il pubblico sulle tribune; tra gli spettatori si trovavano anche il Commissario Tecnico della nazionale William Parmigiani, dirigenti federali e di società e numerosi giocatori di altre squadre.

 


1951 - Horace Mc Garity con Carlo Tagliaboschi e Tony Marcucci, la formidabile "batteria" del Nettuno.

 


1952 - Premiazione dei giocatori al ristorante "Le Sirene"
Per la vittoria dello scudetto. In mezzo tra i giocatori,
il Presidente del Nettuno Ennio Visca e il
Presidente della F.I.PA.B. Steno Borghese

 


1952 - Bozzetto fotografico dei fratelli Barattoni

 

Nel suo articolo Gianni Falchi così scriveva: "...II capitano allenatore dei giallo-rossi Lubas colpì, con una delle sue prodigiose mazzate, la palla carica d'effetto che aveva lanciato Tagliaboschi; si precipitò allora su di essa l'esterno destro Benedetti, riuscendo ad afferrarla in extremis. La magnifica eliminazione al volo non era ancora tutto: con la rapidità di un fulmine il nettunese fece due balzi, portandosi fuori del terreno accidentato (il campo di calcio del Bologna non si poteva proprio definire un magnifico campo di baseball) e scagliò la palla a casa base dove stava sopraggiungendo il romano Giramotti. Il felicissimo lancio arrivò puntualissimo nella sicura presa di Marcucci che, fattosi avanti, eliminò in corsa l'avversario: il tutto nello spazio di pochi secondi...".

La vittoria e la conquista del secondo scudetto tricolore che i nettunesi avevano voluto così tenacemente, premiavano i loro sacrifici, tutte le loro amarezze,'dandogli una gioia incontenibile!

 

Serata di "gala" per la vittoria del secondo scudetto tricolore: James del Sole Tony Marcucci e Mario Ottaviani (il primo da sinistra). "Spugna Magica" lo hanno sempre chiamato "i ragazzi" del Nettuno B.C. È stato il massaggiatore della squadra fin dai campionati di softball e l'ha seguita per oltre vent'anni. A cavallo tra il '50 e il '60 è stato massaggiatore della Nazionale Italiana, meritandosi nel '58 agli Europei del Belgio, una menzione d'onore e la medaglia d'oro conferitagli dal Comitato Internazionale dei giornalisti di baseball per l'abilità e la generosità con cui prestava le sue cure agli atleti non solo italiani ma di tutte le nazionalità.

 

1952 - I festeggiamenti che i cittadini nettunesi
hanno riservato ai campioni d'Italia

 

 

 

Dopo la partita, mentre i giocatori nettunesi venivano portati in trionfo, il giocatore della Roma, Lubas, amareggiato e stanco "misurava a grandi passi il campo nel punto in cui era passata la parabola della palla da lui battuta: e quei passi, per quanto lunghi, erano tanti!".

Il ritorno a Nettuno dei "Campioni" fu trionfale! Ad attenderli alla stazione c'erano migliaia di persone, con la banda cittadina in testa, che si strinsero affettuosamente intorno a loro e con loro sfilarono per le vie cittadine fino al Comune dove il Sindaco e la Giunta al completo erano ad attenderli. Furono momenti di commozione profonda, di felicità autentica, intensa, momenti bellissimi che si sarebbero ripetuti nel tempo per la conquista di ben altri nove scudetti tricolore che i giocatori nettunesi avrebbero appuntato sulle loro casacche.

 


1952 - I festeggiamenti che i cittadini nettunesi
hanno riservato ai campioni d'Italia


1953 - Udienza del Santo Padre Pio XII ai dirigenti
e ai giocatori del B.C. Nettuno, campione d'Italia

 

 

Il 24 gennaio 1953 a Casalecchio di Reno si teneva il IV Congresso della F.I.PA.B.. In quella sede, dopo la premiazione delle squadre; il B.C. Nettuno della serie A e lo Yankees Trieste della serie B, veniva presentata una mozione d'ordine da parte del rappresentante del Quarticciolo Ciabatti, che proponeva all'Assemblea un atto di clemenza che riqualificasse i giocatori del Nettuno Camusi e del Sole e l'allenatore Mac Garity, squalificati a seguito degli incresciosi fatti avvenuti, durante la partita contro la Lazio. La mozione veniva approvata con 34 voti contro 16, l'amnistia veniva concessa.

La revoca delle sanzioni riempì di esultanza tutto il clan net-tunese e i giocatori, con maggiore serenità, si prepararono ad affrontare il nuovo campionato.

Ma la stagione 1953 cominciava con lo "scivolone interno" del Nettuno sul campo "Charles Butle" ad opera dell'Inter. La sconfitta fu bruciante non solo perché capitava in apertura di campionato, ma soprattutto perché avveniva sul diamante di Villa Borghese, nella famosa "fossa dei leoni". Con l'energia e la grinta di sempre, la squadra seppe reagire superbamente e con forma smagliante riaprì la serie delle sue vittorie.

"Nettuno è quel nove" diceva Alberto Manetti "che, se durante una gara rivela un qualche difetto che tutti i critici si affrettano a consegnare alla storia per il vezzo di significare che i campioni non sono imbattibili, la settimana dopo ti sfodera un risultato dal valore eccezionale e guai a chi gli capita sotto!..." Quando i Campioni venivano "punti" partivano decisamente all'attacco. "Proprio così come è toccato alla sfortunata Libertas Inter (che incassò ben 23 punti nella partita di ritorno) e così com'è capitato al Bologna, stracciato dentro le proprie mura. Già, perché la vendetta nettunese sembra durare nelle settimane avvenire senza trovare requie...".

I Campioni d'Italia continuavano a dimostrare chiaramente di essere degni di tale titolo e non solo, ma di meritarne la riconquista per la potenza del loro gioco difensivo, per l'efficienza dell'attacco per la netta superiorità della loro classe. "La sconfitta contro tale squadra non è un disonore..." "scriverà un giornalista dopo la bella partita vinta sul Firenze.

Nella terza giornata di campionato, domenica 24 maggio, alla fine della partita contro gli Yankees di Trieste vinta dal Nettuno per 3 a 1, i giocatori delle due squadre, schierati in campo, salutavano James del Sole che lasciava Nettuno (sarebbe tornato nel 1955 per un breve periodo). Tra gli applausi della folla che scandiva a gran voce il suo nome, Jimmy riceveva una Coppa che i giocatori e i dirigenti del B.C. Nettuno gli offrivano: era il loro affettuoso ringraziamento al giocatore e amico per aver, in tanta parte contribuito alla conquista dei due primi scudetti tricolore. Del Sole e i suoi compagni erano visibilmente commossi. In quegli attimi rievocarono tutte le gioie e tutte le amarezze che insieme avevano vissute e che sarebbero rimaste nei loro ricordi e nei loro cuori

 


Jimmy Del Sole, lascia il Nettuno B.C.

 

Sempre nel girone d'andata, la sconfitta nella partita contro la Lazio faceva registrare un'altra battuta d'arresto alla corsa per la conquista del titolo italiano. In quegli anni, era destino del Nettuno che una delle due "cugine" laziali dovesse duramente intralciarla in questa sua aspirazione! Nel '53 la Lazio, che aveva in Giulio Glorioso, uno dei migliori lanciatori degli anni cinquanta, il suo leader indiscusso, rappresentò per il Nettuno quello che la Roma era stato l'anno prima: lo squadrone da battere. E leggen-dari rimasero, nella storia del baseball italiano, gli "scontri" che, senza esclusione di colpi, vennero disputati da queste tre squadre sui diamanti di Villa Borghese, del Motovelodromo Appio e dell'Artiglio!

Intanto, per due volte il campionato italiano 1953 si fermava per gli incontri internazionali con la Spagna il 16 agosto a Madrid e con il Belgio il 6 settembre a Milano; come al solito, numerosi furono i giocatori nettunesi convocati: Tagliaboschi, Marcucci, Verlezza, Macri, Masci, Benedetti, e Camusi. Nella partita contro il Belgio giocarono Camusi, Marcucci, Tagliaboschi, Benedetti, Masci. In tutte e due gli incontri essi diedero il massimo con la stessa determinazione, lo stesso slancio, la stessa grinta di quando, nelle partite di campionato, si battevano per la vittoria a tutti i costi.

Dopo la soddisfazione della prima vittoria internazionale sul Belgio, riprendeva il campionato. Il Nettuno, nel girone di ritorno, vittorioso sulla Lazio prima (una rivincita che i nettunesi meritavano!), sul Firenze poi, rimaneva solo al comando della classifica, e si avvicinava trionfalmente verso la conquista del terzo scudetto consecutivo. "La squadra tirrenica è sicuramente la più forte, la più quadrata, la più sicura sia in battuta che in difesa; gioca col cuore, gioca con lo stesso ritmo dall'Inizio alla fine, affronta con lo stesso slancio tutti gli avversari. Insomma è il "nove" più meritevole della maglia tricolore".

E così fu! Nelle ultime tre giornate di campionato, battendo la Roma, il Calze Verdi e il Cus Milano conquistava una volta ancora l'ambito titolo. Questa splendida affermazione non premiava solo la bravura degli atleti nettunesi, la loro passione sportiva, il loro valore tecnico, ma anche la capacità organizzativa e la maturità della società sulla quale gravava ogni responsabilità morale e finanziaria; e dava agli sportivi nettunesi un'altra grossa soddisfazione che li ripagava ampiamente di tante amarezze provate durante il lungo e faticoso campionato. Ma in modo particolare, il terzo scudetto, come del resto gli altri due, era la splendida ricompensa, il premio più bello per Mister Mac Garity, il principale, "magico" artefice di tante vittorie.

 

Bozzetti fotografici "creati" dai fratelli Barattoni
per la conquista dello Scudetto 1953.

 


1953 - Lezione di baseball sul campo di Villa Borghese

 


1953 - Nettuno, Villa Borghese, Joe di Maggio
con i giocatori del "B.C. Nettuno"

 

Nel 1954 il B.C. Nettuno partiva vincente! Fu un anno davvero trionfale per i tirrenici; la squadra appariva agguerrita ancora più temibile degli anni precedenti, sempre brillante, omogenea, salda in difesa, efficiente in attacco. Tagliaboschi e Casaldi fecero sulla pedana di lancio, una vera strage di battitori. Alla vigilia del campionato nazionale, che presentava uno schieramento formidabile di formazioni ben preparate e agguerrite, i "ragazzi" del Nettuno apparivano come i grandi favoriti, "i depositari del nostro gioco migliore", la squadra da battere per antonomasia.

Domenica 16 maggio gli uomini di Mac Garity, quasi tutti gli stessi, si trovarono di nuovo insieme per cercare ancora una volta di conquistare il titolo, con una continuità che forse era la ragione della loro vera forza.

Fin dall'inizio apparve chiaro che la squadra che li avrebbe maggiormente ostacolati sarebbe stata la Lazio. Gli uomini di Glorioso non avrebbero concesso un attimo di respiro. Tra le due squadre arroccate in cima alla classifica a quota 1000, lo scontro diretto avvenne nella 4a giornata di campionato. Nelle precedenti giornate il Nettuno aveva "liquidato" con gran disinvoltura e autorità le avversarie che, giocando contro i tirrenici, avevano già constatato che anche per l'anno 1954 non ci sarebbe stato nulla da fare: la differenza di classe dei campioni italiani era innegabile. L'incontro tra le due capoliste fu memorabile! Vinceva il Nettuno, nello splendido scenario di Villa Borghese, dimostrando ancora una volta di essere la più forte compagine italiana. La partita fu definita "magnifica"!

Intanto le convocazioni per la partecipazione al Campionato d'Europa, che si sarebbe disputato in Belgio, erano arrivate e gli allenamenti collegiali già cominciati. La presenza dei Nettunesi in nazionale fu massiccia: ben dieci atleti furono chiamati. L'intera squadra! E tutti furono all'altezza del loro valore. A condurre mirabilmente gli azzurri alla trionfale vittoria del primo campionato europeo, fu Horace Mac Garity.

Il morale dei tirrenici, al ritorno dal Belgio, era alle stelle, anche se risentivano, nel loro rendimento, della dura trasferta in nazionale. Forse questa fu una delle ragioni che portò la squadra alla durissima sconfitta nella sesta giornata di campionato. Tutti i pronostici avevano indicato la Lazio quale unica formazione che avrebbe ostacolato i campioni italiani nella loro corsa verso il successo finale, e invece fu la Roma a interrompere quel magnifico stato di grazia che da due mesi il Nettuno stava vivendo. Ma come sempre, senza lasciarsi abbattere dal passo falso (che sarà l'unico del 1954), con la stessa grinta, la stessa determinazione, riprendeva, ancora una volta, una lunga serie di vittorie, riportando punteggi strepitosi (Nettuno-Libertas Inter 16 a 0; Nettuno-Yankees Trieste 15 a 0; Nettuno-Firenze 24 a 1). Infine nei due incontri di maggior impegno, nei confronti diretti contro la Roma e contro la Lazio, riportava due vittorie in due partite emozionantissime, giocate con grandissima classe e ad un elevato livello tecnico da tutti gli atleti in campo.

E proprio con la vittoria sulla Roma, nella penultima giornata di campionato il Nettuno, praticamente si laureava per il quarto anno consecutivo campione d'Italia! In quel limpido pomeriggio di settembre l'esultanza dei numerosissimi tifosi nettunesi venuti allo Stadio Torino per assistere a quella .vittoria che ormai non poteva e non doveva sfuggire, fu incontenibile. La loro voce possente scandiva "Nettuno! Nettuno!" accompagnando le azioni di gioco degli atleti in campo, e c'era in essa tutta la passione sportiva e la soddisfazione e la gioia di vedere la loro squadra ancora una volta affermarsi così brillantemente. Un articolista, sportivo diceva che "...quando s'allena la squadra del Nettuno, s'allenano tutti i tifosi nettunesi; quando la squadra vince, vincono tutti; quando la squadra perde, un velo di tristezza scende uguale su ogni sportivo che è però sempre fiero di vedere la propria squadra militare fra quelle delle più grandi città...". E se è innegabile affermare che il B.C. Nettuno ha contribuito enormemente a divulgare e a rendere popolare il baseball in Italia, è altrettanto vero asserire che il pubblico nettunese con il suo "tifo" fantastico, con la sua competenza, con l'attaccamento totale e incondizionato ai "suoi campioni", sempre presente a incitarli ma soprattutto a incoraggiarli nei momenti di crisi, si è assicurato, di diritto, un posto importante nella storia del baseball italiano.

 

I tifosi nettunesi festeggiano Mac Garity per la conquista del IV scudetto tricolore. Ma l'espressione più festosa di gratitudine è quella di Rolando Belleudi. Tutti a Nettuno conoscono il "cittadino": è senza dubbio uno sportivo nato. Per il baseball però Rolando nutre un sentimento particolare, forse perché è lo sport che ha visto nascere; ne ha appreso i segreti direttamente da Mac Garity, ha partecipato alla realizzazione del primo diamante a Villa Borghese, ha vissuto nel bene e nel male, tutte le battaglie del Nettuno B.C. Sempre in prima fila, a volte in maniera rumorosa, forse qualche volta irruente, mai scorretto o violento; sempre pronto ad incoraggiare i suoi beniamini, sempre primo ad applaudire gli avversari.

 

Mario Sanges, detto "Puci-Puci" è il "re"dei tifosi nettunesi ed il portabandiera dei colori verde-azzurri. L'elemento caraneristico di Puci-Puci è la voce: con i suoi toni baritonali squarcia il brusìo del campo e si erge possente ad incitare i suoi beniamini. Suona il tamburo e, insieme a Remo Amici, ha organizzato una "banda" che esegue i suoi motivi fatti di stornelli e litanie che aggiunge al tradizionale calore del tifo nettunese, una simpatica ed efficace nota "artistica".

 

In una intera stagione di affermazioni e di successi, dove l'unica sconfitta era stata, nella sesta giornata del girone d'andata, quella nella partita contro la Roma, la superiorità della scuola nettunese in campo italiano, era chiara e convincente; alla fine del campionato che rimarrà nella memoria come uno dei più belli mai disputati, soprattutto per l'altissima media di rendimento conquistata, era questo il giudizio unanime della stampa sportiva nei riguardi dei Campioni: "11 titolo nazionale e venuto come logica e attesa conseguenza di una così evidente e riprovata superiorità tecnica; in Italia, ora, nessuna squadra, ancor meno che negli anni passati, è in grado di superare il Nettuno..."

 

PRIMATI DEL 1954

Questo è l'elenco - compilato da "Baseball Softball - dei vari primatisti del campionato nelle diverse specialità, e dei migliori giocatori nei diversi ruoli del gioco. A pag. 2 sono pubblicate in forma completa tutte le graduatorie e le classifiche individuali relative allo scorso campionato.

MEDIA DI DIFESA: D'Agostino e Masci (Nettuno) con 1000 -
MEDIA DI BATTUTA: Camera (Lazio) con 380 -
MEDIA CANNONIERI: Syngel (Yankees Ts.) con 735 -
ELIMINAZIONI EFFETTUATE: Rizzo (Lazio) con 151 -
PUNTI SEGNATI: Mazzocchi (Bologna) con 19 -
ELIMINAZIONI ASSISTITE: Dodich (Yanckees Ts.) con 64 -
ERRORI COMMESSI: D'Odorico (Lib. Inter) con 29.
MIGLIOR LANCIATORE: Tagliaboschi (Netuno) con la percentuale di partite perse e vinte di 875.
MIGLIOR RICEVITORE: Marcucci (Nettuno), Media Difesa 989, 87 eliminazioni, 11 assistenze, 1 errore.
MIGLIOR PRIMA BASE: Gentilini G. (Roma), Media Difesa 943, 131 eliminazioni, 2 assistenze, 8 errori.
MIGLIOR SECONDA BASE: D'Agostino (Nettuno), Media Difesa 1000, 33 eliminazioni, 5 assistenze O errori.
MIGLIOR INTERBASE: Syngel (Yankees Ts.), Media Difesa 857, 24 eliminazioni, 36 assistenze, 10 errori, Media Battuta e Cannonieri 332 e 735.
MIGLIOR TERZA BASE: Camusi (Nettuno), Media Difesa 838, eliminazioni 9, assistenze 17, errori 5.
MIGLIOR ESTERNO: Masci (Nettuno), Media Difesa 1000, 10 eliminazioni, 3 assistenze, O errori, Media Battuta 300, Media Cannonieri 380.
N.B. - Nei casi in cui due o più giocatori abbiano mostrato una certa eguaglianza nelle prestazioni particolari è stata data la preferenza a quello che presentava relativamente migliori medie nelle altre classifiche o maggior numero di azioni svolte. Non sono stati presi in esame giocatori che abbiano disputato meno di 9 partite. (26-11-1954)

Purtroppo la stagione 1954 che era iniziata e si era conclusa così brillantemente, aveva un epilogo triste e doloroso. Alla fine di ottobre Mister Mc. Garity partiva, tornava negli Stati Uniti, lasciava i "suoi ragazzi" che per lungo tempo si portarono dentro una sofferenza indicibile, intollerabile, una mestizia accorata. Un periodo esaltante della loro vita si concludeva con la partenza del loro grande allenatore.
E ancora, il 7 dicembre, avevano la sventura di perdere il presidente che periva in un incidente automobilistico: un uomo che tutti amavano e stimavano per aver condotto con grande competenza la società. Cosa si può ancora dire di Ennio Visca che altri non abbiano già detto? Si può solo aggiungere che averlo conosciuto è stato un grande privilegio!

 

NOTE

1) 18 squadre suddivise in quattro gironi eliminatori.





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